Graff-ITIS    2010-2011

                            INDICE:                                                   

Editoriale: Il Tempo

3

Caro amico, ti scrivo così mi distraggo un po’

5

News: Immagina di poter ricostruire l’Aquila

7

News: Oggi

8

News: Giornata in carcere

8

Spazio di Bianco: Siamo soli nell’Universo?

9

Spazio di Bianco: Un Sogno nel Cassetto

10

Spazio di Bianco: Sogni…

11

Legalità: un progetto importante per noi ragazzi

12

Incontri speciali 1

13

La giornata della legalità

15

Don Ciotti: una voce contro la mafia

17

Music Time: Tutto è musica

18

Music Time: La (mia) musica ­­­­­­

19

Music Time: Musica e Parole: Marco Mengoni

20

Al cinema: Harry Potter e il suo epilogo

23

Love Lullaby

25

Galleria di disegni

29

Vent’Anni di GraffITIS

31

 

Editoriale ­~ Il tempo: un’illusione?


L’uomo è un essere fragile e sensibile poiché possiede la meravigliosa capacità di pensare e di porsi degl’interrogativi; l’uomo vuole andare oltre ciò che vede e sente, ha un’insaziabile voglia di sapere e di controllare tutto. In realtà, però, siamo solo ospiti di questo mondo e alloggiamo in uno spazio e in un tempo “indeterminati”. Una delle cose che l’uomo ha sempre voluto controllare è il tempo: è molto importante, ma non sempre se ne fa un buon uso: se ne spreca tanto o lo s’impiega male e poi spesso ci si pente.

Purtroppo il tempo è come un fiume che scorre continuamente e non torna mai indietro, ed è proprio questo, forse, che gli conferisce grande valore. Non si può spiegare, non gli si può assegnare una durata, il tempo non torna indietro, va solo avanti. Possiamo, ahimè, consolarci solo attraverso il ricordo di un tempo passato, già trascorso, ma scordatevi di poter tornare indietro!

Il tempo non può essere fermato, però alcune persone riescono ad “intrappolarne una parte”. Possiamo ritrovare uno squarcio di tempo in una canzone, in una poesia, o addirittura in quadro.

Prendiamo in considerazione un quadro che rappresenta un paesaggio di dieci anni fa, magari con un fiume che attraversa un bosco; dopo dieci anni può succedere che il paesaggio cambi radicalmente. In quel quadro, però, il tempo è stato fermato, immortalato dal pittore: in esso quel paesaggio è rimasto così com’era anni prima e tale rimarrà per sempre.

Il tempo guarisce anche se vogliamo rimanere malati, crea eroi, ci insegna, ci fa dimenticare, ci fa riflettere. Secondo voi il tempo è allora un’illusione? Probabilmente sì, forse il tempo è soltanto una creazione dell’uomo, utile per organizzare meglio le nostre giornate, per tenere sottocontrollo un qualcosa che scorre via troppo velocemente o troppo lentamente.

La cosa di cui, però, abbiamo certezza è sicuramente che c’è un tempo per ogni cosa: per nascere, per morire, per piantare e per sradicare, per demolire e per costruire, per piangere e per ridere, c’è un tempo per amare e uno per odiare…

Con il passare degli anni una persona cresce e anche la percezione del tempo cambia. Infatti nel periodo dell’infanzia si ha una visione più spensierata e gioiosa della vita, in cui un’ora durava un giorno. Crescendo invece la percezione cambia ed il tempo comincia ad essere scandito dagli orari scolastici e lavorativi. La percezione cambia anche a seconda di quello che si sta facendo, il tempo sembra non passare mai, o vola e non è mai abbastanza. Per questo dobbiamo cercare di colmare il tempo con qualsiasi cosa ci renda soddisfatti in quel momento, solo così potremo affermare di aver vissuto ogni frazione della nostra vita al meglio di quanto potevamo… Per l’uomo, il tempo comincia nel momento della nascita, è da qual momento che comincia il conto alla rovescia della sua esistenza.

Il piccolo essere cresce, impara, ama, soffre, ride, piange, fa del suo tempo ciò che vuole, prende parte alla storia del mondo, sottrae il tempo di altri e partecipa ad esso, cede il suo e poi lentamente… invecchia. Ed è qui che per ognuno di noi l’orologio batte il suo ultimo secondo, ed il nostro tempo finisce.

Giulia Cianca & Michela Auddino

 

~ Caro Amico, ti scrivo così mi distraggo un po’ ~

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’ da questo mondo, da questo presente, da questo inferno … Ne ho proprio bisogno, non li sopporto più, giovani, miei coetanei, così simili e pur così diversi da me e te. Alla fermata dell’autobus, davanti la scuola, in palestra, li guardo, li osservo, li scruto, noto i loro comportamenti e mi accorgo che qualcosa non va. Qualcosa che non va nel loro modo di parlare, nel loro modo di pensare, nel loro modo di “divertirsi”, nel loro modo di trascorrere il proprio tempo in quest’esistenza terrena, nel loro modo di vivere. Un triste presente in cui la vera musica è solo nelle orecchie di pochi, in cui l’ignoranza viene premiata e la conoscenza derisa, ma nello stesso tempo se ne usano inconsapevolmente i frutti, in cui il divertimento viene confuso con masochismo, in cui alcool, fumo e droghe si insinuano nella mente e nel corpo delle persone come tumori inguaribili, in cui parolacce e bestemmie vengono usate come intercalari, in cui il sesso è ridicolizzato a strumento di piacere fisico tra individui sconosciuti, in cui l’immoralità si diverte allegramente a mietere le proprie ingenue vittime, inconsapevoli o profondamente coscienti che stanno andando incontro alla morte dell’anima, poiché l’odio governa e l’anima perisce sotto di esso! Che fine hanno fatto i veri valori??? Possibile che siano caduti così in basso? Molte volte mi chiedo se sono quelli come me ad essere sbagliati, ma poi guardo dentro il mio cuore e capisco che non c’è nulla di cui vergognarsi nell’essere giusti, anzi, dobbiamo fare il più possibile per dare il buon esempio poiché solo in questo modo possiamo combattere contro una massa che assume un comportamento sempre peggiore. Siamo semplicemente animali o forse abbiamo anche la ragione? Secondo me molte persone hanno dimenticato come si usa; infatti do loro il caloroso consiglio di andarsi a leggere le istruzioni, sempre ammesso che non abbiamo dimenticato anche come si legge. Purtroppo per noi siamo arrivati ad un livelli dove la stupidità si sbizzarrisce nelle più svariate forme, colori, suoni; usa qualsiasi mezzo per attaccare i nostri cervelli, televisione, cinema, riviste, musica, tutti mezzi perfetti per un essere infimo quale lei è. La maleducazione è la prima cosa che un bambino impara e più va avanti con gli anni più si dimentica di quella naturale sensazione di felicità che si prova quando si fa del bene agli altri. Eh, so cosa stai pensando, caro amico… sembra difficile, se non impossibile cambiare tutto questo, vero? Ma se non iniziamo a migliorare noi stessi come pensiamo di cambiare il mondo? Amico io ti lascio questa lettera sperando di esserti stato d ‘aiuto e sperando che un giorno potremmo gioire per la pura bellezza che questo mondo può contenere …

Con affetto, Mattia di Niro            

News

~ Immagina di poter ricostruire l’Aquila: ~

quale sarebbe il tuo progetto e la tua priorità’?

L’evento sismico che ha colpito L’Aquila il 6 Aprile 2009 è stato un terremoto di intensità catastrofiche. La magnitudo avvertita è stata 5.8 della scala Richter e secondo gli esperti, un terremoto di tale intensità non doveva distruggere una città, o almeno non in tali proporzioni. L’Aquila è stata letteralmente rasa al suolo, facendo strage di persone. Le vittime accertate sono state 308 tra cui molti giovani studenti. Passati questi problemi, per L’Aquila e la sua popolazione ne sono sorti altri, quello più grande è il problema della ricostruzione. Ad oggi, infatti, gli aquilani non hanno più posti in cui andare, e spesso i centri di ritrovo sono i centri commerciali. Il fatto che stupisce è che a 2 anni dal terremoto che ha scosso la città, L’Aquila versa ancora in situazioni pietose. Le macerie sono ancora nello stato in cui si trovavano il 6 Aprile, la ricostruzione non avanza, i fondi sono congelati: in questo periodo sono stati la costruiti M.A.P. e progetti C.A.S.E.  Qui nasce una prima domanda: infatti se queste case sono provvisorie perché fare progetti C.A.S.E., spendendo, sembra, molti di più che per i M.A.P.? I soldi che sarebbero avanzati dalla costruzione di queste case potevano essere usati per la ricostruzione. Adesso che sta ricominciando molto lentamente la ricostruzione,si teme per l’infiltrazione di associazioni mafiose. Ora che su L’Aquila cominciano a scendere i riflettori le probabilità della presenza di associazioni illecite sono maggiori. Infatti più oggi le case ristrutturate sono state la minoranza, cioè quelle classificate A e parte delle B.  Con il passare del tempo gli edifici versano in situazioni sempre peggiori; i costi per ricostruirle sono maggiori. Secondo me il centro andrebbe ricostruito, perché per una città come L’Aquila che ha il sesto centro storico più grande d’Italia, questo è fonte di ricchezza. Ma le priorità sono altre. Uno dei problemi maggiori che si sono verificati in seguito al sisma è stato quello dei giovani. Noi ragazzi, dopo il 6 Aprile non abbiamo più posti dove andare, come centri di ritrovo. Questo perché le zone di vita di noi ragazzi si trovavano sostanzialmente nel centro storico. La mancanza di divertimento per i ragazzi non è un fattore positivo in una città prettamente universitaria. Quindi a parer mio le ricostruzioni da attuare sono zone per i ragazzi e alloggi universitari, per far in modo che la città torni quella di una volta.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Loreto Organtini  4Ach

News

~ Oggi… ~

Oggigiorno la televisione ha preso il predominio sulla nostra vita, infatti per ogni informazione che vogliamo sapere, basta accenderla e ascoltare le ultime novità, tramite TG e pubblicità. Tutto questo ha dei lati positivi e negativi, ad esempio:  se tu ascolti un telegiornale puoi imparare quello che succede intorno a noi. Ma alcune persone, soprattutto i bambini più piccoli, imparano solo e soltanto violenza che successivamente riversano sui loro compagni; così ogni giorno c’è sempre un nuovo episodio da conoscere che sorprende tutti noi. Alcuni pensano che la televisione sia un mezzo d’istruzione, ma come puoi imparare da alcune immagini dove man mano che passano i giorni si parla e si vede sempre più sesso oppure “amoreggiamenti” tra due uomini o donne?!.

Oppure, ancora, come può un adolescente che è in piena fase della crescita, imparare a nutrirsi in modo giusto e sano, se da una parte vede persone mangiare hamburger, patatine fritte e altri cibi che gonfiano, ma soprattutto sono nocivi per la nostra vita; e da un’ altra parte ragazzini mangiare solo una frutta al giorno per essere in forma e indossare abiti per una determinata marca, che nel frattempo fa anche una grande pubblicità a se stessa?!. Proprio oggi durante il pranzo, ho potuto ascoltare ben due TG, e una trasmissione di attualità, dove la notizia principale era l’omicidio di Sarah e insieme a vari giudici si elencavano diverse ipotesi sull’assassinio e sul percorso dell’uccisione. Anche in questo caso si arriva a pensare che ormai bisogna avere paura di tutto ciò che ci circonda: figli che ammazzano i propri genitori; ragazzi sui quattordici anni che per una sigaretta finiscono dritti in un posto dove è impossibile tornare dai propri familiari e amici. E tutto ciò, mi porta a pensare, che nel mio futuro

non esisterà più una vera famiglia, formata da parenti e amici, ma solo un mondo di menefreghismo.

Ed ho paura anche di mettere al mondo dei figli, poiché sono consapevole che non potranno vivere una vita come quella dei miei nonni e dei miei genitori che anche con un pezzo di corda inventavano giochi diversi e passavano il pomeriggio tutti insieme!! 

                              News

~ Giornata in carcere ~

In occasione del premio letterario Laudomia Bonanni, abbiamo avuto l’opportunità di trascorrere un pomeriggio all’interno del carcere di massima sicurezza “LE COSTARELLE” a contatto con alcuni detenuti. Una volta arrivati sul posto non c’è stato permesso di portare all’interno nessun oggetto personale come se una volta li dentro dovessimo interrompere ogni contatto con l’esterno, con la vita normale… Non si ha subito l’impressione di trovarsi in un carcere: ma basta spostare lo sguardo di qualche metro che si viene richiamati alla realtà da una gigantesca porta di acciaio che sembrava volesse dirci  BENVENUTI AL CARCERE!! Scortati da alcuni agenti della polizia penitenziaria siamo arrivati al teatro, dove già ci stavano aspettando i detenuti che ci hanno accolto con un applauso. Il direttore del carcere, Tullio Scarsella ci ha illustrato il programma della giornata. Abbiamo potuto vedere un cortometraggio che documentava la vita dei detenuti, i loro sentimenti riguardanti la loro famiglia e le loro speranze per la loro vita una volta usciti dal carcere… per il futuro. I carcerati hanno letto le loro poesie e Bartolomeo Giusti ha recitato quelle vincitrici del premio Laudomia Bonanni. Al momento dell’uscita ci sono stati richiesti i nostri nomi; affianco dei quali hanno scritto l’orario di uscita. Finalmente abbiamo potuto riprendere tutte le nostre cose! È stata un’esperienza interessante poiché abbiamo potuto capire (anche se per pochissimo tempo) cosa significa la vita in carcere. Abbiamo visto dei detenuti veramente pentiti per ciò che avevano commesso, lacrime scendere sul loro volto; quindi, crediamo che sia molto meglio guardare in faccia alla realtà e risolvere i propri problemi in modo legale che percorrere altre strade anche se più brevi ma essere privati della cosa più importante e cara che abbiamo:  la libertà in tutte le sue forme. La libertà di dare un abbraccio ai propri figli, alla propria moglie, ai propri genitori quando lo si desidera oppure, come ha più volte ripetuto un detenuto, la libertà di andare al mare!!                                                                     Margherita Paoletti - Annalaura Tatananni - Enrica Di Pompeo - 4ACH

                                                                                                                                                                                                                                      

 Spazio di Bianco

~ Siamo soli? ~

Londra, 21 Maggio 2019: una data che il mondo intero ricorderà per molti anni a venire.  Per la prima volta i cinquanta paesi più tecnologicamente sviluppati si sono riuniti a Londra, nell’osservatorio di Canterbury per studiare il fenomeno che recentemente ha infiammato le fantasie di tutti. I recenti messaggi provenienti dallo spazio ed apparsi su tutte le prime pagine dei giornali si erano fatti sempre più intensi e continui: secondo le prime fonti non ufficiali si trattava di messaggi provenienti da un settore molto lontano (solo 200 anni luce) dal nostro sistema solare. Questo settore è stato classificato come A1, ovvero ad alte possibilità di trovare forme di vita intelligenti ed evolute: venne scoperto nel 2013 da uno scienziato di Roma  che seguiva strani fenomeni su stelle binarie e sistemi solari simili al nostro. “I messaggi”, sostiene il Professore Rossi, docente di Astrofisica ad Harvard “ sono scritti su raggi delta ad alta frequenza, il che li rende più compatti e veloci, e non possono essere casuali, poiché hanno una precisione di frequenza pressoché impossibile in natura: questi sono molto rare pressoché impossibili da controllare, perchè non vengono fermati ne’ dal piombo ne’ dal bismuto, ed hanno una velocità intrinseca circa 17 volte superiore alla velocità della luce”. Ora gli scienziati stanno decifrando questi messaggi, e l’evidenza sembra dare ragione al dottor Rossi: non sono messaggi casuali, ma sequenze binarie molto complicate che richiedevano almeno dieci giorni di lavoro serrato. Che sia l’inizio di una nuova era “galattica” come nel vecchio Star Treck?

(Tratto da un giornale radio immaginario del 22 Maggio, edizione delle 19:15)

                                                                                                                              F. E.

 

Spazio di Bianco

~ Un sogno nel cassetto ~

Tutto ciò che scriverò sarà frutto della mia fantasia, perché in realtà non voglio spifferare il mio sogno nel cassetto. Però sono disposto a rilevare un mio sogno “minore”: un sogno nella scatoletta. Confesso che mi piacerebbe vivere in un'altra realtà, anzi nel futuro, una specie di Futurama. In questo mondo alieni, uomini e macchine convivono più o meno pacificamente. La mia storia ha inizio nell’anno 2643, 6 Febbraio. Vivo in una capsula di un metro quadrato, nella quale riesco a dormire grazie ad un gas soporifero e mi nutro di piccole capsule vitaminiche che mi forniscono il mio fabbisogno giornaliero di energia. Voi penserete: “che vita da schifo”;  io non posso fare altro che dirvi: “avete ragione”. Vivere in una capsula di un metro quadrato è la cosa più bella, per non parlare del convivere con 13miliardi di persone e l’inquinamento che amo profondamente e mi riempie i polmoni di felicità (ironia). Purtroppo viviamo in un’era difficile. Circa 4 anni fa il presidente della nostra Galassia della Via Lattea è stato assassinato dai nostri nemici della Galassia di Andromeda, i Gronx. Ciò che ha provocato una guerra che ormai ha visto troppe vittime. Differentemente dalle altre guerre che nascono per avidità, questa si è sviluppata da una gara per il raggiungimento del centro dell’Universo. Secondo alcune religioni al centro della nostra reazione (interpretato come il centro dell’Universo) dovrebbe situarsi il segreto di ogni cosa, quindi il dono dell’onniscienza; mentre per altre vi è situato Dio. Al contrario gli scienziati credono che al centro dell’Universo, vi sia un passaggio verso un'altra dimensione o realtà alternativa. Vi starete chiedendo che ruolo ho io in tutto questo. Al momento nessuno, sono solo un povero soldato ingaggiato nella guerra più grande a cui il nostro Universo abbia mai assistito. Dopo l’assassinio del nostro Presidente i vari governatori dei sistemi stellari hanno raggiunto una dura decisione: impiego massiccio dei nostri missili Hornet con una potenza paragonabile all’esplosione di una Supernova. Mi sono imbarcato, anni or sono, su una nave spaziale bombardiere con il compito di addestrare uomini e alieni per renderli macchine dispensa-morte. Al contrario di quello che si può pensare, io non odio la guerra o al contrario, è il mio unico motivo di vita ed è strano pensare che per vivere ho bisogno di uccidere. Cosi si conclude il mio sogno nella scatoletta, forse vi starete chiedendo perché ho concluso in questo modo. Semplice, ho voluto soltanto dare un idea di come vorrei che fosse il futuro, poi datela voi la fine del racconto, utilizzando la vostra fantasia.    

                                                                                                                           Manuel Castaldi 4ACH

 

Spazio di Bianco

~ Sogni…­~

Premessa: nel mio cassetto non vi è alcun sogno. I sogni sono troppo spesso irraggiungibili, distaccati dalla realtà; quando se ne diventa coscienti si soffre. Per questo motivo preferisco definire ciò che desidero per il mio futuro come un obiettivo, anzi come più obiettivi che nel corso della mia vita cercherò di raggiungere. Obiettivi per il cui raggiungimento necessitano semplicemente di una cospicua dose di impegno. Parte fondamentale della mia vita vorrei fosse dedicata alla conoscenza, al sapere, in particolare quello scientifico: dalla chimica degli atomi all’astrofisica dell’intero universo, dallo studio delle più minuscole forme di vita terrestri alla ricerca di vita extraterrestri. La soddisfazione che da la conoscenza è unica e ti accompagna per tutta la vita (salvo se soffri della sindrome di Alzheimer). La parte più bella però è che non si raggiungerà mai un limite, poiché non si smette mai di imparare. Dopo aver concluso le superiori intendo subito iscrivermi all’università, non so ancora a quale corso, anche se ora sono più propenso ad andare a biotecnologia. Molto probabilmente cercherò di prendere più lauree sempre inerenti al campo scientifico. La soddisfazione maggiore sarebbe poi se riuscissi a trovare un lavoro nel campo della ricerca, un lavoro che mi potesse offrire piacere e anche un buono stipendio! Altra importante fetta dei miei sogni-obiettivi riguarda la musica. Il mio rapporto con la musica è molto intenso: per la maggior parte del giorno la ascolto e provo emozioni stupende. Ancora più stupendo sarebbe però se riuscissi a comporre musica classica per orchestre sinfoniche enormi. Io già compongo musica (in modo autodidatta e diciamo un po’ casalingo) ma non a livelli così alti. Un’altra delle mie passioni è ballare, e cercherò in tutti i modi di allenarmi costantemente per raggiungere un livello alto almeno a livello nazionale. Le emozioni che provo mentre ballo sono indescrivibili e proprio per questo continuerò a ballare fino a quando il fisico me lo permette. Infine mi piacerebbe anche continuare a disegnare graffiti e migliorare dal punto di vista artistico. Vorrei concludere dicendo che sono cosciente che il raggiungimento di tutti questi obiettivi sia poco probabile, però sono sicuro che ci metterò tutto l’impegno possibile per raggiungerli.         

Mattia di Niro 4ACH

                                                                                          ~ Legalità: un progetto importante per noi ragazzi ~

Sono tanti i progetti che hanno visto la nostra scuola ITIS Amedeo di Savoia duca d’ Aosta impegnata nella legalità. Persone che hanno dedicato la propria vita a combattere per ottenere legalità fino a rischiare la stessa come Maria Falcone, il giudice Ayala, don Ciotti, Saviano ecc … Sono state coinvolte in questo progetto. La domanda spesso postaci dagli stessi è stata sempre la stessa: “ come fare ad arginare problemi gravi come la illiceità e la mafia?”. Il problema che noi vogliamo sollevare con questo articolo è: come faremo noi ragazzi ad arginare questo genere di comportamenti quando ci troviamo a contatto con questo tipo di azioni tutti i giorni? Comportamenti mafiosi si vedono in tutti i tipi d’istituzione e per noi giovani arginarli diventa sempre più difficile. Spesso anche molti noi ragazzi ci facciamo condizionare, perché prendere la strada dell’illegalità è più facile e veloce e soprattutto fa guadagnare più denaro rispetto alla legalità.

Dovremmo essere noi a cambiare e a credere che anche se la strada della legalità sia più difficile e piena di ostacoli è quella che sicuramente da più soddisfazioni. Ogni qual volta ci si presenta contro un’azione illecita facile da seguire ci deve tornare alla mente il sacrificio di persone che hanno dato la propria vita per migliorare la nostra. Solo così potremo rendere l’Italia un posto migliore per tutti noi.

 

~ Incontri speciali ~

Giovedì 2 Dicembre, grazie al progetto “Educazione alla Legalità” attivo nella nostra scuola ormai da circa sei anni, ho avuto il privilegio di incontrare la Professoressa Maria Falcone, sorella dell’eroico Giovanni Falcone, indiscusso leader in prima linea nella lotta contro la Mafia insieme al suo grandissimo amico e collega Paolo Borsellino.

Quando giorni prima era  arrivato in classe l’ordine del giorno che ci comunicava l’incontro con la Professoressa Falcone, la prima cosa che ho pensato è stata che la scuola ci offre grandissime opportunità. Mi è bastato pensare a quante bellissime esperienze ho vissuto frequentandola, prima fra tutte pilotare un aereo militare l’anno scorso, ed ora questa.

L’incontro con la Prof.ssa è stato illuminante. Tutti noi  abbiamo in un modo o nell’altro sentito parlare di Mafia: dai grandi film alle notizie di cronaca nera, ognuno ha potuto farsi un idea di cosa sia questo fenomeno e di quanto sia pericoloso.  Ma fino a quest’incontro, io personalmente la vedevo ancora come una cosa per così dire “lontana”. Ovviamente ero consapevole di quanto fossero orribili le azioni delle cosche mafiose, di cosa comportasse per la gente essere vittima della prepotenza mafiosa, ma erano comunque notizie da telegiornale che lasciavano sì esterrefatti, ma rimanevano nello schermo della TV. Vero sì che è dappertutto, con nomi diversi e in ogni strato della società (come ha spiegato anche la Professoressa) ed è altrettanto vero che le conseguenze, anche se indirette, le subiamo tutti. Nella mia città però non è così radicata; forse è questo il motivo per il quale noi non ne sentiamo l’oppressione.
Ed è proprio per questo che l’incontro con la Professoressa mi ha lasciato un segno profondo.

Quando lei ha raccontato la sua esperienza nella lotta contro la mafia accanto a Giovanni (a differenza di come noi lo abbiamo sempre sentito chiamare (Magistrato, onorevole, Falcone, giudice ecc..), sentirlo chiamare da lei “fratello” ha fatto sì che mi sentissi coinvolto molto più di quanto non lo fossi stato fino a quel momento attraverso la TV. 

La Professoressa ha iniziato a spiegarci cosa avvenne in quegli anni, quando noi non eravamo neanche nati: Il Maxi Processo,  tutti i movimenti fra esponenti politici e boss mafiosi, ma di questo non saprei riferire nulla. Ero molto più concentrato sul modo in cui lei raccontava la sua storia, che sui fatti della storia stessa. E’ difficile spiegare. Falcone e Borsellino appartengono ad un passato in cui io ancora non esistevo e quindi di cui non ho esperienza diretta, ma solo conoscenza attraverso ciò che film, telegiornali e i miei genitori mi hanno raccontato. Sentir parlare la Falcone è stato come essere preso e buttato dentro a quel film. Mi sentivo vicinissimo a lei, al suo dolore, alla sua lotta insieme al Fratello.

E’ stato proiettato un video, un documentario fatto da un regista di Rai Educational su tutta la storia di Giovanni Falcone, che mostrava immagini molto violente di omicidi ad opera di mafiosi. La prima immagine che mi ha lasciato a bocca aperta è stata il sorriso di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Come fanno a sorridere se, come ha detto Borsellino “siamo tutti morti che camminano” ? Eppure ci riuscivano. Forse perché credevano in un qualcosa che noi abbiamo dimenticato o forse che non riteniamo neanche possa esistere ormai: in un clima di paura, omertà, silenzi spezzati solo dagli spari e urla disperate di persone che chiedono aiuto. Loro riuscivano a credere “negli altri”: così ci ha detto la Prof.ssa Falcone. Suo fratello credeva negli altri, nelle persone. Persino in quelle persone, suoi colleghi, che lo accusavano di essere malato di protagonismo.

Una frase di Giovanni Falcone mi ha lasciato senza fiato e mi ha fatto molto riflettere: alla domanda di un giornalista “Ma lei non ha paura?” Lui ha risposto: « L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.»

Alla fine dell’incontro, molti ragazzi sono schizzati via. Io sono rimasto. Volevo stringere la mano alla Professoressa. Avrei voluto dirle qualcosa come “Complimenti, è una persona meravigliosa oltre che coraggiosa. Mi dispiace per suo Fratello.”, ma alla fine le ho detto solamente “Arrivederci” e le ho chiesto di scrivermi una piccola dedica sul mio diario, che adesso è incorniciata e appesa nella mia camera.

Sono uscito dall’Aula Magna cambiato, cresciuto. Posso dire di aver finalmente capito, nel mio piccolo, quanto la Mafia sappia far del male. Prima di questo incontro, davvero non ero così consapevole. Nemmeno dopo aver sentito di quel bambino sciolto nell’acido su ordine di Brusca, lo stesso uomo che ha fatto saltare in aria con le sue mani Giovanni Falcone quel lontanissimo 23 Maggio 92. Lontanissimo forse sul calendario, ma vicinissimo adesso. Almeno dentro di me. Per questo ho deciso di aderire a questo progetto, e di impegnarmi con tutto me stesso per essere scelto fra i 6 ragazzi della mia scuola per salpare sulla Nave della Legalità ed andare a Palermo sotto l’Albero Falcone. Per quanto possa essere piccolo, voglio dare il mio contributo.

           L’Aquila, 05 dicembre 2010    -     Lorenzo Cutilli                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        

~ La giornata della legalità~

Da qualche giorno c’è una voce tra i corridoi della scuola, si dice che Maria Falcone, sorella del magistrato Falcone, terrà una conferenza in aula magna.  Sembra impossibile. Impossibile che la testimone di un così pesante pezzo di storia possa venire da noi, normali studenti di una città troppo spesso dimenticata. 

Invece è tutto vero. Il giorno è arrivato, la stanza è piena, in attesa. La donna entra con la preside, me ne accorgo perché dalle ultime file parte l’applauso e tutti si alzano in piedi, inevitabile di fronte ad una tale presenza. Procede veloce fino alla cattedra, ancora tra gli applausi, facendo gesti per fermarli, come se non fosse necessario. Per prima parla la nostra preside, presenta e ringrazia l’ospite, anche lei tradita dall’emozione. L’evento di oggi appartiene al progetto della scuola “Educazione alla Legalità” che si conclude ogni anno con la partecipazione al corteo nel centro di Palermo, in onore delle vittime di mafia organizzato, ormai da anni, dalla professoressa Falcone. Prende il microfono l’ospite, subito si distingue l’accento siculo, ringrazia, è felice della nostra presenza, felice che i futuri “grandi” siano lì, in silenzio, ad ascoltarla. Comincia nel racconto da gli ultimi giorni con il fratello. E’ una storia che spesso abbiamo ascoltato, vista da fuori; siamo stati abituati alla freddezza delle immagini raccontate come il normale susseguirsi degli eventi. Invece oggi ci sono le emozioni, ci sono tutte le parole dette, i gesti, quella quotidianità fatta di rinunce e continui pericoli. Le sue parole fanno venire i brividi, fa star male sentire raccontare la consapevolezza di poter morire in ogni istante, solo perché si vuole vivere in un clima di giustizia. Le espressioni della donna raccontano più delle parole: gli ultimi giorni, le misure di sicurezza, le minacce sono segni indelebili sul suo volto, nonostante gli anni passati. Per aiutare le parole viene trasmesso un video, c’è Giovanni Falcone con la moglie, nel privato, tutta la vita dell’uomo, dagli studi agli incontri con Borsellino, poi ci sono le stragi di quegli anni, i processi, gli attentati scampati come quello dell’Addaura fino alla strage finale, Capaci.

Le immagini però oltre la tristezza portano rabbia, irrita vedere come l’opinione pubblica del tempo era impegnata a diffamare, a insinuare che l’attentato dell’Addaura fosse stato architettato da lui stesso, per desiderio di popolarità forse, perché la mafia non avvisa con una borsa in mare piena di tritolo, la mafia uccide. Ma è questo il meccanismo usato dalla mafia, la diffamazione, perché la parola è molto più pericolosa di ogni altro gesto, e noi dobbiamo essere qui in questa stanza perché siamo il futuro, e un futuro responsabile verso la malavita fa paura come può far paura Saviano o come hanno fatto paura Impastato, Falcone, Borsellino e tanti altri ancora, è una buona educazione oggi, che ci aiuterà domani.

Intanto in aula è sceso il silenzio, le immagini dei funerali, le lacrime dell’Italia di fronte la scomparsa di un uomo così grande fanno venire i brividi. Il video scorre veloce tra gli eventi di quegli anni difficili, arriva la morte di Borsellino, i suoi funerali, la scomparsa dei documenti e il solito scenario italiano accompagnato dalla triste consapevolezza di essere impotenti di fronte un muro così solido come la mafia.

Il video è finito, l’ultima immagine è un “falcone” che vola ad ali spiegate sul cielo siciliano, come se fosse una speranza, il segno che di lì uomini come Falcone ci sono passati, hanno lasciato un segno e non sarà certo la morte a sconfiggerli perché le loro parole non si distruggono ma “continuano a camminare sulle nostre gambe”.

La testimonianza è finita, ha raccontato tutto quello che doveva essere detto, adesso è arrivato il momento delle domande; le viene chiesto come si sente quando ultimamente rappresentanti di Stato portano avanti politiche mafiose, rilasciano dichiarazioni ambigue, accusano scrittori come Roberto Saviano di sponsorizzare la mafia e rovinare l’immagine del paese. La risposta è quasi ovvia, piena di rabbia: ribadisce che mai il lavoro del fratello e degli altri uomini Giustizia deve essere considerato vano, anzi, devono essere d’esempio ai giovani, esempi di “legalità sana” per abbandonare il triste spettacolo che quotidianamente l’Italia ci mostra.

La conferenza è terminata, si torna a casa con addosso un’esperienza nuova, che non può scivolarci sopra. Abbiamo toccato con mano cosa significa rinunciare alla propria libertà per un ideale e questo deve essere da monito per noi, per non accontentarci mai. Spero che la voce della professoressa rimanga a lungo nelle nostre coscienze: dovrà essere un tamburo costante che ci spinga giorno dopo giorno a ricordare quelle parole per sconfiggere le numerose barriere omertose e mafiose della nostra società.

Marta Fabrizi 4A L.s.t.

~ Don Ciotti: una voce contro la mafia ~

“Per vincere la mafia servirebbe si un esercito, ma di maestri delle scuole elementari!”

diceva Giovanni Falcone.

Oggi la scuola risponde «Eccoci, siamo pronti!»

A questo appello, accompagnato da un iniziativa per l’Educazione alla legalità, il nostro istituto ha risposto con entusiasmo; eccoci là, tutti ad ascoltare uno dei più importanti testimoni dell’attuale storia del nostro paese: Don Luigi Ciotti: “una spina nel fianco della mafia” come si definisce egli stesso.

Nel corso dell’incontro tenuto in aula magna, abbiamo ascoltato storie difficili, storie di mafia.A questo punto è opportuno fare un resoconto e chiedersi: che cos’è la mafia?

La mafia, prima di essere un’organizzazione criminale, è un’organizzazione di potere che trova consenso anche in certi strati sociali della popolazione, spinti forse da ragioni economiche, forse per un riscatto personale, o forse perché costretti.

Le ragioni possono essere infinite, ma tutte ingiustificabili.

La mafia è un’organizzazione vasta e complessa, ma “annientabile”.

E’ questo il motivo per cui siamo stati invitati a discutere di legalità, l’unica arma che insieme all’istruzione e all’informazione, può aiutare noi giovani a mobilitarci.

Vivere la legalità” è un diritto di tutti, vivere la legalità significa vivere la libertà, libertà dal crimine, dalle ingiustizie... Questa richiesta di aiuto nella lotta alla criminalità organizzata ci è stata rivolta per un motivo ben preciso: noi siamo i cittadini di domani e proprio per questo dobbiamo sentirci in dovere di intraprendere questo lungo e faticoso cammino sulle nostre gambe. Un primo passo potrebbe essere compiuto acquistando la consapevolezza che molti atteggiamenti quotidiani sono impregnati di mentalità mafiosa e che solo il rafforzamento di principi sani: responsabilità, impegno e costante partecipazione, che sono alla base di una qualsiasi convivenza civile, possa portare ad un effettivo miglioramento.

Seguendo l’esempio di Don Ciotti, che ogni giorno rischia la vita in nome della legalità e della libertà, e allo stesso tempo s’ impegna in una vera e propria lotta contro la mafia, possiamo costruire un’Italia migliore.

E se il nostro bel paese  è famoso nel mondo per gli illustri personaggi di mafia,  lo è altrettanto per tutti quei “guerrieri” che l’hanno combattuta ( Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Impastato, solo per citare i più illustri) e che la combattono ancora (Maria Falcone, Don Ciotti, Roberto Saviano etc. etc.)... Non lasciamoli combattere soli!

Flavia Placidi & Marialaura Ferrara (4° A L.s.t.)

Music Time

~ Tutto è musica ~

Il mio rapporto con la musica, il legame della mia anima con lei, esiste addirittura da prima che nascessi. Mia madre spesso mi racconta che papà era un appassionato di musica; mia nonna ha una grande passione per la musica classica, mio nonno suonava in tutte le bande della zona e tutti i miei antenati, sia della famiglia di mia madre che di mio padre, hanno avuto forti rapporti con a musica. Quando mia madre rimase incinta di me, per l’intera gravidanza papà mi bombardò di musica: con delle grandi cuffie che metteva intorno il pancione e sia facendola  ascoltare a mia madre.  È stato in quel momento che è nata la nostra unione.  Io per nove mesi, come unica emozione, ho potuto provare solo la musica. Non potevo fare nient’altro, ero immobile e non vedevo, non sentivo odori ne’ sapori, non toccavo nulla. Potevo solo attendere il ritorno della musica, il ritorno di ciò che per me era l’amore. Mi si racconta anche che, da piccolino, passavo giornate ad ascoltare la musica dei giocattoli che si mettono alla culla e che senza quelli, non avrei mai dormito. Poco dopo ricevetti in regalo un clarinetto;  per me suonare quello strumento era tutto, non facevo altro, non facevo più i compiti che mi davano alle elementari perché io dovevo stare con la musica. Più crescevo e più capivo che senza musica non ero nulla, ma non perché per me la musica era tutto, ma perché per me tutto era musica! Io sono dell’idea che tutto ciò che esiste, tutto ciò che vediamo, sentiamo, percepiamo, tutto ciò che può essere provato, è musica.

E questo io vorrei farlo capire a tutti ma mi trovo a vivere in una società che non ha più valori, una società in cui la musica viene usata come arma e non c’è più amore. I ragazzi si lasciano ormai dominare dagli istinti. Ognuno pensa solo a se stesso e non c’è quasi più umanità. Quando avevo sei anni mi regalarono un sax contralto. Ho fatto una piccola composizione a sette anni, davvero molto bello. Ho dedicato la mia vita alla musica e ho intenzione di farlo per l’eternità!

                                                                                                                                        J.

Music Time

~ La (mia) Musica ~

La musica è lo scorrere di dolci lievi rumori che riempiono un silenzio privo di significato, privo del “tutto”, in un vero e proprio sbatter d’onde del mare: più dolci e graziose quando le acque sono quiete,più gravi e rumorose quando sono in burrasca.

Allegretto, moderato, lento. Sono secondarie queste cose, siamo noi, il nostro cuore, le nostre emozioni interne, che fremono di essere tirate fuori per essere trasmesse, sono loro che comandano il tempo della nostra musica che dobbiamo eseguire. Tutti sanno imparare le poesie a memoria, basta spenderci del tempo, ma solo in pochi riescono ad interpretarle per quello che davvero sono. Per la musica vale lo stesso,tutti sanno imparare la tecnica di uno strumento,ma pochi sanno davvero suonarlo. La semplice percussione per il pianoforte, il semplice pizzicato per una chitarra, il soffiar per un flauto, il trasmettere tutte quelle cose che ti vengono da dentro, queste cose sono capaci di sconfiggere il silenzio e di riempirlo con qualcosa che ti fa sognare, evadere dal mondo in cui ti trovi.

Il cuore, l’anima, la mia musica, la nostra musica, fanno tutte parte di un albero genealogico, discendendo dallo stesso cognome: Sentimento; perché è incredibile quello che la musica riesce a comunicare o quello che tu, Musicista, riesci a comunicare. Imparare intere opere a memoria per poi suonarle in grandi teatri, non serve; se non riesci a viverle quelle note, è inutile ed insignificante impararle.

Ogni ottava è formata da dodici note, ed è proprio da qui che nasce il tutto: il semplice variare del ritmo, riesce a farti vivere una vita che tu non ne eri nemmeno a conoscenza.

Le parole prima o poi finiscono, ed è nel momento in cui non hai più nulla da dire, che inizia la Musica.

 Francesca Cocciolone

Music Time

~ Musica e Parole ~

Dal 1994 MTV assegna dei premi ai migliori artisti a livello Europeo durante gli MTV EUROPE MUSIC AWARDS (EMA) che si svolge annualmente nelle diverse capitali europee. Dal 1999 è stato istituito un premio regionale dove veniva eletto il miglior artista di ogni nazione (il BEST ITALIAN ACT) ma dal 2008 si è deciso di premiare il miglior artista europeo in assoluto, premio che nell’edizione 2010 a Madrid è andato a Marco Mengoni.

Ho un’allergia ai vari artisti venuti fuori dai Talent Show, ma chissà come mai un paio delle sue canzoni sono finite nel mio Ipod.

Nato nel Dicembre del 1988 in provincia di Viterbo inizia la gavetta a 16 anni  durante i quali si esibisce nei pub. Nel 2009 tenta la fortuna partecipando alle selezioni della terza edizione di XFactor, programma che poi vincerà. Sempre nel 2009 pubblica il suo primo EP dal titolo “Come Si Vola”e partecipa al Festival di Sanremo arrivando terzo nella categoria “Artisti” con il brano “Credimi Ancora”. Esce poi l’album “RE Matto” dal quale nel 2010 sono stati estratti i singoli “Stanco (Deeper Inside)” e”In un Giorno Qualunque” tutt’ora in rotazione nelle radio.

                                                                                                                           IJR92 ALST

In un giorno qualunque

                                                                                                                      Vedi, si rimane in piedi                                                                                                                       
anche se tu non ci credi
dimmi cosa vuoi sapere
cosa vuoi da questo amore
Anche se non respiro
e non mi vedo più
in un giorno qualunque
dove non ci sei tu
Anche se aspetto il giorno
quello che dico io
Dove ogni tuo passo
si confonde con il mio
Forse.. serve un po' di tempo
credo, spero, penso, sento
voglio.. essere importante
per te e non per la gente
Anche se non respiro
e non mi vedo più
in un giorno qualunque
dove non sei tu
Anche se aspetto il giorno
quello che dico io
dove ogni tuo passo
si confonde con il mio
Niente da dire
niente da fare
forse c'è un tempo
per riprovare
Perché tu sarai sempre
il mio solo destino
posso soltanto amarti
senza mai nessun freno
Anche se non respiro
e non mi vedo più
in un giorno qualunque
dove non ci sei tu

Credimi Ancora

Sono un re matto
Cambio spesso regole
Non perdo mai
Nero e poi bianco
Muovo luce e tenebre
per vincere

Freddo nel fuoco
Io non ho paura
Giura non averne mai

Ora
Credimi ancora
Prendi un respiro
Lasciati andare
Datti la spinta per saltare
Ora
Hai le mie mani
Stringimi forte
Non guardare indietro
Non ti lascerò
(forse sì forse no...)
Mi trasformerò

Sarò lupo e rondine
per gli occhi tuoi
Ti confonderò
Sarò forte e debole
e mi amerai
Restami accanto
qui nel mio labirinto
Ora
Credimi ancora
Cambia il destino
Non ti voltare
Se mi vuoi
Vieni e non pensare
Ora
Hai le mie mani
Tienile ancora
Adesso puoi fidarti
Io non ti perderò
(forse sì forse no...)
Ora
Hai le mie mani
Tienile ancora
Adesso puoi fidarti
Non ti perderò
(forse sì forse no...)
Prendi un respiro
Lasciati andare
Datti la spinta per saltare
Ora
Hai le mie mani
Stringimi forte
Non guardare indietro
Non ti lascerò

Al Cinema

~ Harry Potter e il suo epilogo ~

 

Prendete un ragazzo più o meno  normale, aggiungete un paio di occhiali dalle lenti tonde, una bacchetta magica, una cicatrice a forma di saetta sulla fronte, e sette magiche avventure… CHI VI VIENE IN MENTE ?!

Harry Potter, la creatura che ha reso famosa e, soprattutto, milionaria la scrittrice J. K. Rowling. L’idea nasce nel 1997 in Inghilterra per poi diventare nel giro di un anno un successo su scala mondiale (ad oggi i suoi libri sono stati tradotti in 64 lingue). Il successo riscosso anche dal secondo libro della saga “Harry Potter e la Camera dei Segreti” porta la Warner Bross  a comprarne i diritti e nel 2001 esce il primo film con i protagonisti allora bambini Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint. Parallelamente ai film la saga letteraria era andata avanti trovando il suo epilogo nel 2007 (2008 in Italia) con” Harry Potter e i Doni della Morte”.

Al contrario di altri casi quello di Harry Potter è uno dei pochi in cui i fan dei libri hanno ben poco di cui lamentarsi per la trasposizione cinematografica (anche se ammetto di essere in grado di elencare diverse centinaia di inesattezze ;-P) complice il ferreo controllo della scrittrice. L’appuntamento al cinema con ogni nuovo film della serie dal 2001 ad oggi è stata una cosa comune per molti della mia generazione e lo scorso 19 Novembre è per metà giunto al termine. Dico metà perché per  l’ultimo romanzo è stata decisa una trasposizione più fedele possibile che per esigenze cinematografiche porta alla divisione in due parti del film (o come dico io causa perdita pezzi dal terzo film in poi tocca recuperare).

Il settimo episodio si apre con la riunione dei Mangiamorte con una atmosfera totalmente “Dark” che è accentuata rispetto ai precedenti film; per poi proseguire con l’addio di Hermione alla sua famiglia  alla quale poi cancella i ricordi della propria esistenza per proteggerla e l’addio di Harry ai Dursley e al numero 4 di Privet Drive per intraprendere la ricerca degli Horcrux (frammenti dell’anima di Voldemort). Insomma i protagonisti ormai diciottenni anche per forza di cose sono ormai diventati adulti e sono pronti per andare per la propria strada lontani dalla loro “tranquilla e sicura” scuola di magia, come sono pronti nella realtà ad andare per la loro strada i tre attori protagonisti della saga, ormai adulti. Con Harry Potter sono cresciuti e ora ritrovatisi ormai milionari, per scrollarsi di dosso i loro personaggi c’è chi decide di dedicarsi  al teatro come Daniel Radcliffe e chi all’università come Emma  Watson che in più per dare un  addio definitivo al vecchio personaggio taglia cortissimi i suoi lunghi capelli. Un’avventura per loro arrivata alla fine ma che per noi terminerà solo il prossimo 15 luglio al cinema con la seconda parte della storia dove si concluderà la ricerca degli Horcrux con un’epica battaglia e con un finale ambientato niente di meno che 19anni dopo.

 

PS: Per i deboli di cuore, attenzione alle scene con il serpente di Voldemort, Nagini!!                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    IJR925ALST                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

 

 

 

 I.T.I.S. - L'Aquila

 

a.s. 2010 -2011

 

  

 

TOP